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LA PESCA AL CEFALO NEI PORTI



Pubblicato in: Pesca in mare

Il cefalo sicuramente una specie amata da molti per il divertimento che regala in pesca e detestata da altri per le sue abitudini “igieniche” all’interno dei porti.
Le tecniche per la sua cattura sono svariate dalla classica pesca al colpo con canna fissa, alla pesca al tocco in parete, alla mazzetta sul fondo ecc.

Per la sua caratteristica “mangiata” non è sicuramente uno degli avversari più semplici, con molti metodi di pesca è necessario far ricorso a tutto il bagaglio tecnico e di esperienza del pescatore per averne la meglio.
Ma come molte altre specie, quando un branco entra in concorrenza alimentare e soprattutto con esca presentata a galla, anche i più grossi perdono molta della loro naturale diffidenza.


Capita spesso nella bella stagione di notare a distanza da riva il movimento in superficie di un branco di cefali, i problemi principali sono quelli di raggiungere il punto voluto mantenendo un montatura leggera in pesca, da qui la necessità di ricorrere ad uno dei sistemi di pesca a galla, in questo articolo cercherò di descrivere un metodo personale con qualche modifica al classico doppio galleggiante.

Un po’ di tecnica…
Questo sistema permette di mantenere un galleggiante sferico leggero per segnalare l’abboccata ed un secondo galleggiante piombato o bombarda da sfruttare nel lancio.
Parlare di impostazioni di pesca con questo metodo non è sicuramente il massimo, ma per praticità le divideremo in due “pesca a vista” e “pesca di ricerca”.
- “pescando a vista” si presuppone l’avvistamento di un branco, in questo caso è importante non lanciarci sopra, per non disturbare troppo, ma oltre e successivamente recuperare lentamente per portare la montatura sopra.
- nella “pesca di ricerca” dovremo andare a cercarci i branchi, se dopo un po’ di lanci non avremo attacchi sulle nostre esche potrebbe essere utile spostarci e provare in altri tratti.
Dopo aver lanciato è fondamentale, per evitare ingarbugliamenti tra i due galleggianti, alzare la canna e frenare la fuoriuscita del filo con il dito dalla bobina, prima che i galleggianti raggiungano la superficie dell’acqua, in modo da frenare la corsa del galleggiante piombato e permette al galleggiante per segnalare l’abboccata di stendersi correttamente in avanti.

Dopo il lancio e durante la pesca, un leggero recupero sarà necessario per posizionare in linea i due galleggianti, mantenendo il piombato sempre dietro.

Condizioni favorevoli e scelta della postazione di pesca…
I periodi dalla primavera all’autunno sono decisamente i migliori, l’aumento della temperatura dell’acqua favorisce l’aggallamento del cefalo, nei mesi caldi il metodo può essere provato durante l’arco di tutta la giornata e della notte, ma anche nel periodo invernale si può tentare la cattura con questo metodo, solitamente do la preferenza a zone con acque poco profonde o dove accerto la presenza dei grossi branchi che si formano nei mesi freddi.
Come visto in precedenza la condizione più favorevole è l’avvistamento di un branco a galla “pesca a vista”, in queste sicuramente le possibilità di cattura aumentano notevolmente.
Nelle zone che frequento l’avvistamento avviene solitamente in condizioni di bonaccia con mare piatto, nei periodi di alta pressione con tempo stabile.
Gli ambienti dove si può trovare il cefalo sono i più svariati, nella “pesca di ricerca” solitamente preferisco fare dei tentativi nelle parti più centrali tra due moli, le zone in prossimità dei pontili galleggianti o comunque le parti interne del porto con poco fondo.

Nella scelta della postazione di pesca è importante trovare punti con assenza di corrente o corrente a uscire dritta davanti a noi, in modo da avere sempre la nostra montatura che “cammina” verso il largo, eviteremo anche un inbando eccessivo che possa disturbare durante la ferrata o vedere i galleggianti che tornano verso terra.

Esche e metodi di pasturazione…
Si innesca il semplice pane, un’esca da molti sottovalutata forse in anticipo, ma che con questo e con altri metodi di pesca, dalle mie parti, può regalare ancora molte belle sorprese.
Si possono usare vari tipi di pane, preferisco quasi sempre la rosetta fresca innescando gli ami con pezzi rimossi dalla parte superiore crosta compresa, in acqua il pane tende ad ammorbidirsi aumentando di volume andando a nascondere l’amo; scelgo questa parte perché si mantiene resistente all’amo durante il lancio, rispetto al resto.
Il pane da utilizzare come innesco, durante la pesca va tenuto protetto possibilmente in una bustina di plastica per evitare che si indurisca diventando inutilizzabile durante la pesca.
Non abbiamo un vero e proprio metodo di pasturazione, ma il tutto sarà inteso come piccolo richiamo e mantenimento del branco con lo stesso pane usato per esca.
Con acqua ferma può essere utile strattonare nei primi lanci per lasciare del pane in acqua e mantenere il branco in zona.

Attrezzatura e terminali…
Per questo tipo di pesca possono non servire attrezzi troppo sofisticati, ho visto utilizzare un po’ di tutto comprese pesanti canne da lancio per la pesca a fondo, credo che si adatterebbe molto bene anche una cannetta da trota lago….azzz se mi sentono i trotaioli..eheheh
Le mia preferenze in fatto di canna abbinata a questo metodo và sulla bolognese da 5 mt., probabilmente la canna più versatile, per avere un attrezzo non troppo lungo da sfruttare nel lancio, non troppo corto per la ferrata a distanza e nel combattimento in zone che potrebbero essere ricche di ostacoli.
La mia scelta è legata anche al divertimento, il fatto di avere la possibilità con canna “leggera” di sentire maggiormente il pesce durante il combattimento.
La potenza della canna è legata alla zavorra da impiegare, ma considerato che uso una bolognese al massimo la carico nell’insieme di 15-25 gr.
Come in altre tecniche cerco sempre di raggiungere lunghe distanze mantenendo in pesca lenze più leggere possibili bilanciando l’attrezzatura per sfruttarla a pieno (diametro in bobina, potenza canna, peso da lanciare ecc.).
Per il mulinello non ho grosse pretese, dimensioni e rapporto di velocità medio intorno al 5:0, che mi consenta di recuperare prede di buona taglia senza perdermi troppo in chiacchiere caricato con 150 mt. di monofilo morbido dello 0,20-0,22.
Galleggiante o bombarda per il lancio
La montatura “classica” è costituita da un galleggiante piombato inserito a scorrere sulla madre, trovo decisamente meglio al posto del galleggiante piombato usare una bombarda galleggiante o ad acqua, più delicata in posa sulla superficie, aerodinamica nel lancio e minor movimenti d’acqua nel recupero.
In particolare la bombarda ad acqua ci permette di tararla appena sotto la superficie, in modo da non soffrire l’eventuale presenza di vento.
Dopo aver passato il monofilo madre nella nostra zavorra utile per il lancio, inseriamo un paracolpi e una girella..
Galleggiante per segnalare l’abboccata
Alla girella collego uno spezzone da 1,50-1,80 mt. realizzato impiegando un monofilo del 0,18-0,20, a cui si applicherà un galleggiante sferico solitamente intorno ai 4-5 gr, utile per segnalare l’abboccata.
In molti casi a seconda delle condizioni è preferibile per aumentarne la visibilità a distanza avere galleggianti sferici di colorazione gialla, arancio, rossa e nera; per poterli sostituire a seconda delle esigenze senza dover rifare la montatura si può realizzare un taglio sul lato fino al foro centrale in maniera da poter sfilare il galleggiante facilmente o in alternativa usare come collegamento al finale con ami un micro aggancio di buona misura (o attacco rapido che dir si voglia).

La parte più ostica da affrontare sicuramente è la scelta del numero di ami da impiegare, la tendenza almeno per quello che ho visto io e di ricorrere alla mazzetta con molti ami.
L’unico vantaggio è quello di avere in acqua in innesco più voluminoso, di contro un pesce che mangia un innesco con tanti ami nascosti spesso e volentieri non viene allamato in bocca, ma nei posti disparati credo che il numero degli ami sia limitato per legge a tre.
Io impiego i tre ami il cosiddetto “trinità”, con braccioli corti sui 5 cm. per evitare ingarbugliamenti in alcuni casi con una treccia per irrigidire un po’ il tratto, “il problema” della voluminosità dell’innesco può essere risolto o aumentando la dimensione dell’amo o come piace a me, legando con il filo elastico un pezzo di pane della dimensione di 2-3 inneschi tra il galleggiante sferico e il trinità.
Uso ami dal n. 8 al n. 12 nichelati a gambo medio e pancia un po’ ampia, utili per avere una buona “presa” sul pane, nella scelta della misura si tiene conto anche della dimensione dei cefali.

Consigli durante l’azione di pesca….
Per verificare la presenza dei cefali ad inizio pesca o nei vari spostamenti, si può lasciar andare un pezzo di pane di dimensioni modeste con corrente a uscire in attesa delle bollate a galla, è bene fare attenzione una porzione di pane troppo grande potrebbe prendere il largo con l’unico effetto di rischiare di portare il branco troppo distante fuori dalla zona lancio.
Sarebbe bene mantenere una buona precisione nel lancio per non rischiare di disperdere il pane in una zona troppo ampia.
Solitamente il cefalo non si accorge subito di essere allamato e avremo la possibilità di spostarlo e portarlo qualche metro verso terra.
Un pesce perso può significare lo spostamento del branco, attenzione quindi nel recupero evitando di forzare troppo, anche utilizzando tre ami può capitare di aver agganciato il cefalo in altre parti del corpo..
Sicuramente un metodo di pesca semplice e divertente, alla portata di tutti, oltre al cefalo possono essere insidiate anche altre specie come le grosse salpe.
Può essere praticato anche in altri ambienti come scogliere e spiagge, apportando alcune modifiche si può utilizzare anche per la cattura di aguglie e occhiate anche con esche diverse dal pane e con finale a due ami.

Molte volte capita di veder affondare entrambi i galleggianti, alla faccia del pesce delicato e sospettoso da finali sottili, con questo metodo potremo avere a che fare con dei veri e propri piranha.


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